San Pietro e Paolo
da sabato 28 giugno a mercoledì 30 giugno 2010
Galatina (LE)
Tutto ruota intorno a un pozzo. Al centro di Galatina, in una cappella serbata nell’ anima di un palazzo antico oracolo e ombelico del Salento, scorre l’acqua salfica purificatrice di corpi che in altri tempi qui trovano pace, redenti. Succedeva che, nella terra del rimorso arsa dal sole di giugno, Galatina si preparava alla festa patronale dei suoi santi Pietro e Paolo, sui lucidi basoli ricamava le più belle luminarie, le bande diffondevano alla piazza le sinfonie colte e le giovinette tiravano indietro i capelli e vestivano gli abiti migliori per andare incontro all’ amore.
Succedeva anche che, negli altri paesi del Salento, gemme di una corona immaginaria attorno a Galatina, corpi di donne gemevano a ritmi frenetici, morsi dal veleno del ragno ” della noia”, e parenti e vicini le rimiravano dolenti in attesa che l’ esorcismo scandito dal musico si compisse.
Alla viglia della festa, il 28 giugno di ogni anno, i galatinesi assistevano a due processioni: quella dei simulacri che andavano a prendersi le chiavi della città a passo di banda, e quella delle tarantate e di quelle che erano state liberate, che andavano a bere l’ acqua del pozzo, a purificarsi dal dolore, dalle sconfitte nella continua battaglia della vita, dalle ferite dell’anima ricucite nell’equilibrio temporaneo di un anno, quando il tabacco le avrebbe riportate ai campi, al ragno, alla “noia”. Fuori le ragazze in età da marito facevano occhi dolci all’ innamorato. Dentro la capella, vestite di bianco, al cospetto del loro sposo San Paolo, le tarantate invocavano la grazia, strisciavano le proprie speranze, si stordivano in un anelato e virtuale amplesso, scrollandosi così il peso di una vita di privazioni, di anominato nella gerarchia della società.
Oggi, a chiedersi cosa resta, con tono nostalgico, di quegli atavici rituali rimasti un passo indietro la soglia del nuovo millenio sarebbe un errore. Galatina non potrebbe dare le risposte cercate, lei è da sempre immune al male dell’ anima, e come fa da decenni, allestisce la festa per i suoi santi e per se stessa. Alle 20 di lunedì 28 gli amati apostoli, Pietro e Paolo, escono dalla chiesa matrice per la processione, luogo un parterre di luminarie imponenti e sfavillanti, e le bande di Squinzano e Manduria accompagnano i fedeli nella passeggiata canonica tra le colorate bancarelle della fiera, come da copione, come in ogni festa patronale che si rispetti. E quando arriva la sera un tamburello batte il ritmo della pizzica, finchè non è invasa dalla musica popolare e dalle donne salentine che oggi, e per fortuna si lanciano in balli di corteggiamento e di pura allegria. Sono lontani i tempi tristi della possessione, e la capella di San Paolo, dopo i recenti lavori di restauro, riapre per tre giorni, fin dall’ alba, non più per mesti cortei di tormenti interiori, ma per i fedeli e le migliaia di curiosi che s’accalcano per vedere se quest’anno, quell’ì ultima tarantata a porte chiuse, ringrazierà il suo santo. E’ passata da qui, ma non si è fermata, la storia di questa terra oggi rinomata per i suoi balli e canti, per quella pizzica dal ritmo ossessivo, per quella e tante altre notti della taranta, in cui l’invocazione a “Santu Paulu” è ormai, per molti, e per fortuna, solo un giro in una rima che suona bene.
La Mauro Rizzelli S.r.l è lieta di farvi degustare squisiti prodotti eno-gastronomici all’interno della “Fiera Campionaria” allestita in concomitanza con i festeggiamenti dei Santi Pietro e Paolo, padiglione rosso (piano terra)!
Vi aspettiamo numerosi!